{"id":439,"date":"2025-05-29T19:16:38","date_gmt":"2025-05-29T19:16:38","guid":{"rendered":"https:\/\/diamantegrezzo.org\/?p=439"},"modified":"2025-05-29T19:16:38","modified_gmt":"2025-05-29T19:16:38","slug":"anime-smarrite-e-coltelli-in-tasca-la-violenza-giovanile-come-segnale-di-una-societa-in-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/diamantegrezzo.org\/de\/anime-smarrite-e-coltelli-in-tasca-la-violenza-giovanile-come-segnale-di-una-societa-in-crisi\/","title":{"rendered":"Anime smarrite e coltelli in tasca: la violenza giovanile come segnale di una societ\u00e0 in crisi"},"content":{"rendered":"<h2><b>Einf\u00fchrung<\/b><\/h2>\n<p>Negli ultimi decenni, e con un\u2019accelerazione particolare negli ultimi anni, l\u2019Italia ha assistito a un preoccupante incremento della violenza giovanile, un fenomeno che si manifesta in forme sempre pi\u00f9 allarmanti e diversificate. Dalle risse tra gruppi di adolescenti all\u2019uso crescente di armi da taglio, dalle aggressioni documentate e diffuse sui social network alle dinamiche di gruppo criminali che riecheggiano i modelli delle cosiddette baby gang, la violenza giovanile ha assunto contorni sempre pi\u00f9 sfaccettati e penetranti nella societ\u00e0 italiana. Gli episodi pi\u00f9 recenti, che si sono moltiplicati in aree metropolitane come Milano, Torino, Roma e Napoli, ma anche in cittadine di provincia, segnalano una mutazione qualitativa e quantitativa del fenomeno. L\u2019Italia, tradizionalmente considerata un paese con tassi relativamente bassi di violenza minorile rispetto ad altre nazioni europee, si trova oggi a dover affrontare un quadro mutato, aggravato dalle conseguenze sociali e psicologiche delle azioni governative messe in atto a seguito della recente dichiarata crisi pandemica, dal crescente disagio economico e dalla polarizzazione sociale.<\/p>\n<p>Per affrontare questo tema complesso, \u00e8 necessario definire con precisione cosa si intenda per \u201cviolenza giovanile\u201d. Il termine si riferisce a una gamma di comportamenti aggressivi e antisociali messi in atto da individui in et\u00e0 adolescenziale o giovanile, tipicamente dai 12 ai 24 anni, ma con incidenze preoccupanti anche tra i preadolescenti. Tali comportamenti comprendono violenza fisica, come risse, aggressioni armate, rapine, ma anche atti di prepotenza sistematica, come il bullismo e il cyberbullismo, e delitti di gruppo organizzato, come quelli attribuiti alle baby gang. La violenza giovanile si distingue per alcune caratteristiche peculiari: la tendenza all\u2019emulazione, l\u2019effetto moltiplicatore dei social media, la scarsa consapevolezza delle conseguenze, e una componente identitaria legata al desiderio di appartenenza e riconoscimento all\u2019interno del gruppo.<\/p>\n<p>L\u2019analisi di questo fenomeno richiede un approccio multidimensionale, che non si limiti alla mera raccolta di dati statistici o alla descrizione dei comportamenti devianti. Occorre un\u2019analisi che integri dimensioni sociologiche, psicologiche, culturali, economiche, geografiche e filosofiche. L\u2019osservazione di questo fenomeno deve inoltre tener conto delle variabili demografiche e migratorie, delle dinamiche storiche e delle condizioni sociali specifiche del contesto italiano e internazionale. Solo un\u2019analisi complessa e sfaccettata pu\u00f2 offrire una comprensione autentica e non riduttiva del problema e delle sue implicazioni.<\/p>\n<p>Gli obiettivi che emergono sono molteplici. Da un lato, si intende fornire una descrizione sufficentemente rigorosa e aggiornata del fenomeno della violenza giovanile in Italia, basata su fonti affidabili e dati verificabili. Dall\u2019altro, si intende esplorare le cause profonde, le dinamiche sociali e psicologiche sottostanti, e le condizioni economiche e culturali che ne favoriscono la diffusione. Inoltre, si impone un confronto critico tra le interpretazioni prevalenti, inclusi i punti di vista allineati al pensiero dominante e le prospettive alternative. Infine, il trattato si propone di delineare scenari futuri e suggerire interventi concreti e sistemici a livello sociale, educativo e istituzionale, capaci di contrastare il fenomeno e promuovere una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta, inclusiva e resiliente. La metodologia adottata combina analisi empirica basata sui dati, riflessione teorica e approfondimento interdisciplinare, con l\u2019intento di offrire un contributo rigoroso e utile sia per il dibattito accademico che per la costruzione di politiche pubbliche.<\/p>\n<p>Secondo i dati pi\u00f9 recenti, nel 2023 in Italia oltre 31.000 minori sono stati segnalati per crimini, con un aumento dell&#8217;11% rispetto al 2019. Particolarmente preoccupante \u00e8 l&#8217;incremento delle rapine commesse da minori, che sono pi\u00f9 che raddoppiate rispetto al 2010, passando da 1.594 a oltre 3.400 nel 2023.<\/p>\n<p>Il rapporto ESPAD\u00aeItalia 2023 rivela che quasi il 40% degli studenti delle scuole superiori, di et\u00e0 compresa tra i 15 e i 19 anni, ha partecipato a zuffe o risse nel corso del 2023, pari a circa 990.000 ragazzi. Questo dato rappresenta un aumento di sette punti percentuali rispetto al 2019 (33%). La prevalenza \u00e8 significativamente maggiore tra i ragazzi (46%) rispetto alle ragazze (34%). Inoltre, il 12% ha preso parte ad episodi di violenza di gruppo, spesso rivolti verso sconosciuti o conoscenti.<\/p>\n<p>La distribuzione geografica della violenza giovanile in Italia mostra variazioni significative tra le diverse regioni. Il Piemonte emerge come la regione con la pi\u00f9 alta incidenza di violenza dichiarata, mentre la Lombardia si distingue come l&#8217;unica grande regione in cui la percentuale di giovani che hanno subito violenza \u00e8 inferiore alla media nazionale.<\/p>\n<p>Analizzando i dati relativi ai reati commessi dai giovani detenuti, si osserva che i giovani stranieri sono responsabili della maggior parte dei delitti contro la fede pubblica e il patrimonio. Inoltre, l&#8217;abbandono scolastico risulta molto pi\u00f9 elevato tra gli stranieri rispetto agli italiani: si attestava nel 2019 al 36,5% nel caso dei ragazzi senza nazionalit\u00e0 italiana, circa tre volte pi\u00f9 degli italiani.<\/p>\n<p>Comparando il tasso di minorenni indagati nel 2021 ogni 100.000 abitanti, emerge come l&#8217;Italia presenti un valore contenuto rispetto a diversi altri paesi europei. Questi risultati suggeriscono che l&#8217;Italia non presenta una situazione di particolare anomalia, anche se la comparazione tra le statistiche della delittuosit\u00e0 fornite da diversi paesi deve essere sempre considerata con cautela.<\/p>\n<p>La gestione della recente crisi pandemica ha avuto un impatto significativo sulla vita quotidiana degli adolescenti, contribuendo a un aumento della tensione e dello stress in molte famiglie. Questo pu\u00f2 aver contribuito a un aumento di aggressivit\u00e0 tra adolescenti, come evidenziato dall&#8217;incremento dei casi di violenza tra adolescenti negli ultimi anni.<\/p>\n<p>Le gang giovanili in Italia sono coinvolte in casi di risse, percosse e lesioni. Un terzo dei gruppi \u00e8 coinvolto in rapine o furti in pubblica via, spesso a danno di coetanei. Quasi un gruppo su tre compie atti di bullismo. Si registrano inoltre episodi di minacce con armi da taglio e di violenza sessuale. Reati pi\u00f9 complessi come lo spaccio di stupefacenti sono meno frequenti ma presenti.<\/p>\n<p>I reati pi\u00f9 comuni tra i minori includono rapine, scippi, furti negli esercizi commerciali, lesioni, percosse, danneggiamenti, delitti informatici, violenze sessuali, reati di spaccio e ricettazione. Questi reati sono in tendenziale crescita, con un aumento preoccupante nel nostro Paese.<\/p>\n<p>Nel campione di ragazzi del biennio 2022-2023, pi\u00f9 della met\u00e0 dei \u201cprimi reati\u201d \u00e8 stata commessa prima dei 15 anni (52%), mentre nel 2015-2016 questa percentuale era ferma al 32%. L&#8217;et\u00e0 media degli autori del primo reato \u00e8 passata dai 16,1 anni del biennio 2015-2016 ai 15,6 anni di oggi. Questo indica una tendenza preoccupante verso una maggiore precocit\u00e0 nell&#8217;ingresso nel mondo della criminalit\u00e0 .<\/p>\n<h2><b>Motivazioni e Fattori Contributivi<\/b><\/h2>\n<p>La disgregazione familiare, la povert\u00e0 educativa e la dispersione scolastica sono fattori chiave che alimentano la violenza giovanile. La mancanza di figure genitoriali stabili e di un ambiente familiare supportivo pu\u00f2 portare i giovani a cercare appartenenza e riconoscimento in gruppi devianti. La dispersione scolastica, che in Italia presenta tassi elevati, priva i giovani di opportunit\u00e0 educative e di sviluppo personale, aumentando il rischio di comportamenti antisociali .<\/p>\n<p>L&#8217;influenza dei social media e della cultura della violenza \u00e8 un altro elemento significativo. I social media possono amplificare comportamenti violenti attraverso la condivisione di contenuti aggressivi e la glorificazione della violenza, creando un ambiente in cui tali comportamenti sono normalizzati e persino incentivati.<\/p>\n<p>I modelli culturali contemporanei, caratterizzati da liberismo culturale, individualismo e relativismo etico, contribuiscono alla perdita di valori condivisi e al senso di comunit\u00e0. Questo contesto pu\u00f2 portare i giovani a sentirsi alienati e a cercare appartenenza in modi disfunzionali.<\/p>\n<p>Il ruolo dell&#8217;immigrazione \u00e8 complesso. Sebbene gli stranieri rappresentino una percentuale significativa dei giovani coinvolti in attivit\u00e0 criminali, \u00e8 importante considerare le condizioni socioeconomiche e le difficolt\u00e0 di integrazione che possono contribuire a questo fenomeno. La ghettizzazione, la mancanza di opportunit\u00e0 e la discriminazione possono spingere i giovani immigrati verso comportamenti devianti .<\/p>\n<p>Il protezionismo genitoriale e la deresponsabilizzazione dei giovani possono impedire lo sviluppo di competenze sociali adeguate. Quando i genitori evitano di imporre limiti o di responsabilizzare i figli, questi possono sviluppare una bassa tolleranza alla frustrazione e una scarsa capacit\u00e0 di affrontare le difficolt\u00e0, aumentando il rischio di comportamenti violenti.<\/p>\n<p>L&#8217;erosione del senso civico e della comunit\u00e0 contribuisce alla frammentazione sociale e alla perdita di coesione, creando un ambiente in cui la violenza pu\u00f2 prosperare. La mancanza di partecipazione civica e di solidariet\u00e0 sociale riduce le reti di supporto e aumenta l&#8217;isolamento dei giovani.<\/p>\n<p>Il disagio psichico, l&#8217;ansia, la depressione e l&#8217;isolamento sociale sono fattori psicologici che possono predisporre i giovani alla violenza. La recente crisi pandemica, soprattutto in forma di restrizioni imposte, ha esacerbato questi problemi, aumentando i livelli di stress e di disagio mentale tra gli adolescenti .<\/p>\n<p>Gli effetti dei traumi familiari e ambientali, come l&#8217;abuso, la negligenza o l&#8217;esposizione alla violenza domestica, possono avere un impatto duraturo sullo sviluppo emotivo e comportamentale dei giovani, aumentando la probabilit\u00e0 di comportamenti violenti.<\/p>\n<p>L&#8217;analisi comportamentale della devianza e delle dinamiche di gruppo evidenzia come i giovani possano essere influenzati dai pari e dalle norme del gruppo, adottando comportamenti violenti per ottenere approvazione o status all&#8217;interno del gruppo.<\/p>\n<p>L&#8217;identit\u00e0 fragile e il bisogno di appartenenza possono spingere i giovani a cercare riconoscimento in gruppi devianti, dove la violenza \u00e8 utilizzata come mezzo per affermare la propria identit\u00e0 e ottenere rispetto.<\/p>\n<p>L&#8217;evoluzione storica della delinquenza minorile in Italia, dal dopoguerra a oggi, mostra come i cambiamenti sociali ed economici abbiano influenzato i comportamenti giovanili. Le crisi economiche, la disoccupazione giovanile e la precariet\u00e0 lavorativa hanno contribuito all&#8217;aumento della marginalizzazione e della devianza tra i giovani.<\/p>\n<p>La deindustrializzazione, l&#8217;urbanizzazione e la marginalit\u00e0 hanno creato ambienti urbani degradati, con scarse opportunit\u00e0 e servizi, che possono favorire la diffusione della violenza giovanile.<\/p>\n<p>La distribuzione della violenza giovanile varia tra zone urbane, periferie e aree rurali. Le periferie urbane, spesso caratterizzate da degrado, mancanza di servizi e isolamento sociale, presentano tassi pi\u00f9 elevati di violenza giovanile. Le differenze tra regioni del Nord e Sud Italia riflettono le disparit\u00e0 economiche e sociali che influenzano il comportamento dei giovani.<\/p>\n<p>La violenza giovanile pu\u00f2 essere interpretata come un&#8217;espressione dell&#8217;angoscia esistenziale e della crisi di senso nelle societ\u00e0 contemporanee. La perdita di valori condivisi, l&#8217;assenza di prospettive future e la mancanza di significato possono spingere i giovani verso comportamenti autodistruttivi e violenti.<\/p>\n<p>Il ruolo della libert\u00e0 individuale e della responsabilit\u00e0 collettiva \u00e8 centrale nella comprensione della violenza giovanile. In una societ\u00e0 che enfatizza l&#8217;individualismo, la mancanza di responsabilit\u00e0 collettiva e di solidariet\u00e0 pu\u00f2 lasciare i giovani senza guida e supporto, aumentando il rischio di devianza.<\/p>\n<h2><b>Proiezioni future<\/b><\/h2>\n<p>Negli ultimi anni, la violenza giovanile in Italia ha mostrato un&#8217;evoluzione preoccupante, caratterizzata da un aumento significativo della loro gravit\u00e0 e violenza. Secondo il rapporto &#8220;Le traiettorie della devianza giovanile&#8221; del centro di ricerca Transcrime dell&#8217;Universit\u00e0 Cattolica, si registra una tendenza verso reati pi\u00f9 violenti commessi da giovani sempre pi\u00f9 giovani, con un&#8217;et\u00e0 media in calo e una maggiore propensione a comportamenti antisociali e a una minore empatia.<\/p>\n<p>Il fenomeno del cyberbullismo \u00e8 in costante crescita, con oltre un milione di studenti italiani tra i 15 e i 19 anni (47%) che nel 2024 hanno subito episodi di cyberbullismo. Parallelamente, pi\u00f9 di 800.000 studenti (32%) dichiarano di aver agito come cyberbulli, con una leggera prevalenza tra i ragazzi (35%) rispetto alle ragazze (29%). Particolarmente allarmante \u00e8 il dato relativo ai cyberbulli-vittime: quasi 600.000 studenti (23%) ricoprono il duplice ruolo di vittima e autore.<\/p>\n<p>Un altro aspetto preoccupante \u00e8 la radicalizzazione di alcuni gruppi giovanili, che pu\u00f2 sfociare in forme di terrorismo urbano. Nel 2024, la polizia italiana ha smantellato una cellula terroristica neonazista chiamata &#8220;Divisione Werwolf&#8221;, composta da individui di et\u00e0 compresa tra i 19 e i 76 anni. Il gruppo, che operava in diverse citt\u00e0 italiane, aveva pianificato attentati contro alti funzionari e mirava a instaurare un regime autoritario basato sulla supremazia ariana.<\/p>\n<p>L&#8217;esposizione prolungata alla violenza durante l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza pu\u00f2 avere effetti devastanti a lungo termine. Le esperienze avverse infantili (ACE), come abusi fisici, emotivi o sessuali, trascuratezza e violenza domestica, sono associate a un aumento del rischio di sviluppare disturbi mentali, comportamenti antisociali e problemi di salute fisica in et\u00e0 adulta. Studi hanno dimostrato che i bambini maschi con un punteggio ACE elevato hanno una probabilit\u00e0 significativamente maggiore di diventare consumatori di droghe in et\u00e0 adulta e di tentare il suicidio.<\/p>\n<p>Inoltre, la violenza assistita, ovvero l&#8217;esposizione dei minori alla violenza domestica, compromette le funzioni genitoriali della vittima e danneggia la relazione genitore\/bambino. Questo pu\u00f2 portare a una trasmissione intergenerazionale della violenza, con i bambini che crescono osservando modelli relazionali basati sull&#8217;intimidazione e la violenza, aumentando la probabilit\u00e0 che diventino a loro volta autori o vittime di violenza.<\/p>\n<p>Questi effetti a lungo termine non solo compromettono il benessere individuale dei giovani coinvolti, ma minano anche la coesione sociale e la stabilit\u00e0 culturale della societ\u00e0 nel suo complesso. La normalizzazione della violenza, la perdita di fiducia nelle istituzioni e l&#8217;erosione dei valori condivisi possono portare a una societ\u00e0 pi\u00f9 frammentata e meno resiliente.<\/p>\n<h2><b>Proposte di intervento secondo le figure istituzionali<\/b><\/h2>\n<p>Secondo molti sociologi e altri addetti ai lavori, l&#8217;aumento della violenza giovanile richiede risposte integrate, sistemiche e sostenibili che combinino politiche istituzionali, interventi educativi, iniziative comunitarie e riforme culturali. \u00c8 necessario partire dalla consapevolezza che il fenomeno non pu\u00f2 essere affrontato unicamente attraverso misure repressive, ma necessita di una \u201cterapia sociale\u201d in grado di intervenire alle radici del disagio giovanile.<\/p>\n<p>Sul piano istituzionale, \u00e8 imprescindibile rafforzare le politiche di giustizia minorile, riformare i codici penali per adeguarli alle nuove dinamiche giovanili e potenziare i servizi di assistenza e prevenzione. Questo implica investire in programmi specifici per il trattamento dei minori a rischio, promuovendo alternative alla detenzione, come percorsi rieducativi, giustizia riparativa e lavori socialmente utili, al fine di prevenire la recidiva e favorire il reinserimento.<\/p>\n<p>Sul fronte educativo e formativo, \u00e8 urgente ridurre la dispersione scolastica, migliorare l\u2019inclusivit\u00e0 e potenziare l\u2019educazione emotiva e civica nelle scuole. Occorre introdurre programmi scolastici che insegnino la gestione delle emozioni, la risoluzione pacifica dei conflitti e l\u2019empatia. L\u2019istituzione di sportelli psicologici permanenti, gestiti da professionisti qualificati, pu\u00f2 offrire supporto continuativo agli studenti in difficolt\u00e0. La formazione degli insegnanti deve includere moduli dedicati alla prevenzione della violenza, al riconoscimento precoce dei segnali di disagio e all\u2019intervento tempestivo.<\/p>\n<p>Le iniziative culturali e comunitarie rivestono un ruolo cruciale. Progetti che coinvolgano le famiglie, le associazioni locali, le istituzioni religiose e le realt\u00e0 del terzo settore possono contribuire a ricostruire il tessuto sociale, offrendo ai giovani spazi di aggregazione positivi e modelli alternativi di riferimento. Campagne di sensibilizzazione sul rispetto delle regole, la solidariet\u00e0 e la legalit\u00e0, cos\u00ec come l\u2019organizzazione di eventi culturali e sportivi, possono aiutare a contrastare la cultura della violenza.<\/p>\n<p>Dal punto di vista psicologico e sociale, \u00e8 fondamentale promuovere l\u2019accesso a servizi di supporto per i giovani e le famiglie, con un\u2019attenzione particolare ai contesti a rischio. Programmi di sostegno alle genitorialit\u00e0 fragili, interventi terapeutici per adolescenti con disturbi comportamentali e percorsi di mediazione familiare possono contribuire a prevenire l\u2019escalation di comportamenti violenti.<\/p>\n<p>Il ruolo delle famiglie e dei territori \u00e8 centrale: il rafforzamento delle reti di supporto e il potenziamento dei servizi sociali locali sono indispensabili per creare un ambiente che favorisca la prevenzione. In particolare, \u00e8 essenziale sostenere le famiglie in difficolt\u00e0 economica e sociale, offrendo opportunit\u00e0 formative e lavorative ai giovani, riducendo cos\u00ec le condizioni di marginalit\u00e0.<\/p>\n<p>Infine, le strategie per un cambiamento sistemico devono includere la promozione di valori condivisi, il recupero di un\u2019etica della responsabilit\u00e0 e l\u2019adozione di politiche pubbliche orientate alla riduzione delle disuguaglianze sociali e alla coesione comunitaria. Un piano di lungo periodo dovrebbe prevedere azioni coordinate a livello nazionale e locale, con il coinvolgimento di istituzioni, scuole, famiglie, terzo settore e comunit\u00e0 religiose. Solo una risposta corale e strutturata potr\u00e0 arginare efficacemente la violenza giovanile e restituire speranza a una generazione in cerca di futuro.<\/p>\n<h2><b>Conclusione: un cambio di paradigma<\/b><\/h2>\n<p data-start=\"247\" data-end=\"1105\">Questa analisi ha messo in luce la complessit\u00e0 del fenomeno della violenza giovanile in Italia, rivelando come non sia il frutto di un\u2019unica causa, ma il risultato di un intreccio di fattori sociali, economici, psicologici, culturali e storici. Le statistiche ufficiali testimoniano una crescita preoccupante della gravit\u00e0 e della frequenza degli episodi, accompagnata da una precocit\u00e0 nell\u2019et\u00e0 di ingresso nei circuiti della criminalit\u00e0. La diffusione di armi da taglio, l\u2019aumento delle baby gang, l\u2019escalation di cyber-violenza e l\u2019inquietante emulazione delle dinamiche sociali virtuali dipingono un quadro che non pu\u00f2 essere ignorato. I dati comparativi tra Italia ed Europa, la distribuzione geografica e le disparit\u00e0 legate al background socioeconomico e culturale evidenziano che le cause sono sistemiche e richiedono risposte articolate e profonde.<\/p>\n<p data-start=\"1107\" data-end=\"1919\">Tuttavia, di fronte a questa realt\u00e0, \u00e8 evidente che non esistono soluzioni semplici e che le \u201cpezze sociali\u201d proposte da istituzioni e iniziative parziali rischiano di restare solo tentativi incompleti e superficiali. Serve una chiamata all\u2019azione collettiva, che non si limiti a risposte tecniche, ma che affondi le radici in un cambio di paradigma pi\u00f9 profondo e coraggioso, capace di riconoscere la centralit\u00e0 del percorso coscienziale e di un risveglio interiore. In un mondo dominato da valori materiali, dove il potere, il consumo e l\u2019apparenza sono spesso al centro delle priorit\u00e0, manca l\u2019investimento pi\u00f9 importante: quello nella consapevolezza di s\u00e9 e degli altri, nel riconoscere l\u2019altro come portatore di un valore umano irriducibile, nella riscoperta di verit\u00e0, libert\u00e0 e giustizia autentiche.<\/p>\n<p data-start=\"1921\" data-end=\"2514\">La comprensione profonda della violenza giovanile non pu\u00f2 prescindere dalla coscienza individuale e collettiva. Solo quando le istituzioni, le comunit\u00e0 e i singoli saranno disposti a guardarsi negli occhi, a riscoprire il potere trasformativo della consapevolezza, del cuore e della connessione umana autentica, potr\u00e0 iniziare un vero cambiamento. Un cambiamento che non si limiti a tappare le falle, ma che costruisca fondamenta nuove e sostenibili. Questo percorso richiede coraggio, impegno e volont\u00e0 di abbandonare le scorciatoie per affrontare finalmente le radici profonde della crisi.<\/p>\n<p data-start=\"2516\" data-end=\"3141\">La riflessione finale ci invita a immaginare una societ\u00e0 che non si limiti a distribuire sussidi e a rafforzare i controlli, ma che scelga di educare alla coscienza, di promuovere il valore del dialogo vero, di offrire opportunit\u00e0 che aiutino i giovani a riscoprire la bellezza della vita, la dignit\u00e0 della persona, e la possibilit\u00e0 di costruire insieme un futuro basato su valori reali e condivisi. Solo cos\u00ec potremo invertire la rotta, contrastare la violenza e costruire un mondo in cui ogni giovane possa sentirsi accolto, rispettato e parte di una comunit\u00e0 che crede nell\u2019uomo e nella sua capacit\u00e0 di evolvere.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione Negli ultimi decenni, e con un\u2019accelerazione particolare negli ultimi anni, l\u2019Italia ha assistito a un preoccupante incremento della violenza giovanile, un fenomeno che si manifesta in forme sempre pi\u00f9 allarmanti e diversificate. 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